04 giu 2025 • Bonifiche
Perché non basta pulire con la candeggina: rischi e false sicurezze
Una falsa sicurezza: la candeggina come “soluzione magica”
La candeggina, nota anche come ipoclorito di sodio, è tra i disinfettanti più usati nelle case italiane. È facile da reperire e spesso viene considerata una soluzione rapida per igienizzare. Ma non è adatta a tutto. In situazioni complesse come un decesso, un’infestazione o la presenza di fluidi corporei, affidarsi solo alla candeggina può essere insufficiente e, in alcuni casi, rischioso.
Molti ne sottovalutano i limiti, attribuendole proprietà che non ha. Vale la pena capire dove può essere utile e dove, invece, non basta.
Cosa fa davvero la candeggina?
La candeggina agisce come ossidante chimico. Funziona su superfici dure e non porose, come acciaio, vetro o ceramica, eliminando molti microrganismi comuni. I limiti, però, sono diversi:
- Azione superficiale: non penetra nei materiali porosi come legno, tessuti, intonaci, moquette o materassi, dove si annidano residui biologici.
- Efficacia ridotta con materiale organico: sangue, urine o vomito possono neutralizzarne l’effetto.
- Instabilità chimica: con luce e calore perde rapidamente potere disinfettante.
- Nessuna rimozione fisica: elimina i germi in superficie, ma non rimuove i residui.
Materiali porosi: un rifugio invisibile per i patogeni
In presenza di fluidi corporei, come in un decesso non assistito, in incidenti domestici con sangue o vomito, o in infestazioni gravi, la contaminazione non si ferma alla superficie. I liquidi penetrano nei materiali e favoriscono la proliferazione batterica.
Superfici critiche includono:
- Materassi e cuscini
- Divani e poltrone imbottite
- Pavimenti in legno non trattato o cemento grezzo
- Muri con intonaco poroso o crepe
- Moquette e tessuti assorbenti
In questi casi la candeggina non è sufficiente. Servono strumenti professionali e tecnologie specifiche per estrarre, neutralizzare e bonificare i contaminanti biologici.
I rischi per la salute legati all’uso scorretto della candeggina
Molte persone, nel tentativo di “disinfettare meglio”, usano la candeggina in modo errato, mettendo a rischio la propria salute e quella degli altri. Tra i pericoli più frequenti:
- Fumi tossici: se mescolata con ammoniaca, acidi (come l’aceto) o altri detergenti, può liberare cloro gassoso, irritante per le vie respiratorie.
- Irritazioni cutanee e oculari: può causare bruciature, dermatiti e fastidi a contatto diretto.
- Danni a superfici e materiali: è corrosiva e può rovinare mobili, pavimenti, metalli e tessuti.
- Falsa percezione di igiene: l’ambiente può “odorare di pulito” ma restare contaminato.
Cosa usano davvero i professionisti?
Un intervento di sanificazione ambientale professionale non si affida alla candeggina, ma a prodotti e tecnologie certificate, progettati per bonificare in profondità. Tra le tecniche utilizzate:
- Nebulizzazione di perossido di idrogeno stabilizzato: penetra nei materiali e distrugge virus, batteri e muffe senza lasciare residui tossici.
- Ozonizzazione: sterilizza l’aria e le superfici, distruggendo odori e agenti patogeni in ogni angolo dell’ambiente.
- Detergenti enzimatici: capaci di sciogliere proteine biologiche come sangue, urina e fluidi corporei.
- Aspiratori con filtri HEPA: catturano particelle volatili e microrganismi senza rischio di dispersione.
- Procedure sanitarie certificate: tutto l’intervento segue protocolli precisi, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e ambientali.
Quando pulire non basta
Esistono situazioni in cui la pulizia “fai da te” non solo è inutile, ma anche pericolosa. Tra queste:
- Ritrovamento di un cadavere dopo diverse ore o giorni
- Scene del crimine o suicidi
- Incidenti domestici con perdita di sangue
- Ambienti colpiti da muffe estese o infestazioni (es. cimici, blatte)
- Presenza di animali morti, escrementi o carcasse in decomposizione
In questi casi serve un intervento certificato e professionale, che vada oltre l’uso di un semplice detergente.
La differenza la fa la formazione
I nostri tecnici sono formati secondo standard rigorosi. Ogni operatore è qualificato per:
- Applicare protocolli sanitari e ambientali
- Gestire correttamente i rifiuti biologici
- Usare i dispositivi di protezione individuale (DPI)
- Decontaminare e bonificare superfici, arredi e strutture
- Garantire la sicurezza chimica e microbiologica dell’ambiente
Questa formazione, unita all’esperienza sul campo, fa la differenza tra una sanificazione reale e una semplice “passata di straccio”.
Conclusione: igiene non è solo “odore di pulito”
Usare la candeggina può sembrare una soluzione rapida e a basso costo. Ma quando si parla di sicurezza biologica e ambienti contaminati da fluidi corporei, virus o agenti patogeni, non si può improvvisare. L’apparente pulizia non è sinonimo di sanificazione profonda.
Se ti trovi in una situazione delicata — decesso, incidente, infestazione, contaminazione — rivolgiti a chi è formato per proteggerti davvero. Solo un intervento professionale può garantire un ambiente sicuro, salubre e bonificato.
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